mauro bettini
Il Racconto di Sonia
Ho conosciuto Mauro nel 1963 e già all’epoca aveva una grande passione per la fotografia. Faceva il barista nel locale di suo padre (il bar della stazione) e, tra un caffè e l’altro, leggeva libri di fotografia.
Appena terminato il suo turno, andava subito da Roberto Bastianoni per vederlo sviluppare i negativi e le foto. Solo un anno prima aveva provato con pochissimi mezzi a costruire una camera oscura nella barberia del suo amico Erasmo.
Sempre in quell’anno, la sua famiglia cambiò casa, per tornare a stare in via Carducci, a Castelfiorentino, al primo piano. In cima al palazzo c’era una terrazza con degli abbaini in cui le famiglie facevano il bucato.
Tuttavia, il padre di Mauro mise a disposizione di suo figlio l’abbaino destinato alla sua famiglia affinché potesse costruirci una camera oscura, dove Mauro passava giornate intere a fare ritratti dei suoi amici.
Pian piano, Mauro cominciò a fare le foto su commissione per famiglie e amici, allo scopo di racimolare qualcosina. Successivamente, riuscì anche a entrare nelle scuole e a fare le foto ai gruppi.
Quando andò a fare il militare, riuscì a ottenere l’incarico di fotografare tutti gli avvenimenti più importanti, facendosi anche dare dei permessi per tornare a casa e sviluppare le foto.
Negli anni successivi, Mauro continuò ad andare dal Bastianoni per imparare, sempre di più. In quel periodo faceva anche le foto alle partite di calcio per un giornalino di Empoli. Si divertiva molto.
Nel 1968 rimasi incinta e Mauro non aveva un lavoro fisso. Fece la campagna degli zuccheri a Granaiolo, ma solo per poco. Nel frattempo, suo padre, accortosi della sua grande passione, lo aiutò a trovare un piccolo fondo in Corso Matteotti e Mauro aprì così il suo primo negozio di fotografia, lo Studio Bema, dando il via alla sua attività.
Iniziò con i matrimoni, le foto ai bambini, i carnevali sul piazzale. In una parte del fondo dove stava di casa, in via Carlo Marx, su concessione di suo padre, costruì la sua camera oscura. Poi cominciò a fare le foto al Gattopardo, locale molto in voga all’epoca. Tutto questo con il grande aiuto del suo amico Silvano, detto Bistecca.
Sempre nel fondo dove stava di casa, Mauro riuscì a imbastire una piccola sala di posa dove fotografava e sviluppava di tutto, talvolta pure esagerando.
Frequentando il Gattopardo, conobbe inoltre il fondatore del giornalino Il Tascabile, che lo assunse per fare le foto nei locali di sera e ai cantanti dilettanti per i poster pubblicitari.
Poi il negozio si ingrandì, perché si liberò un fondo in corso Matteotti. Comprò una sviluppatrice a colori davvero immensa, con la quale però bisognava stare attenti ed essere parecchio precisi con le temperature. Mi ricordo che si buttava via tanta roba (carta e sviluppi) perché non si poteva sbagliare.
Nel frattempo, oltre a continuare a fare tanti matrimoni, Mauro aveva messo, sempre a sue spese, un gruppo fotografico chiamato Photo Club Il Membrino e organizzava le domeniche insieme a questi ragazzi per fare le foto.
Poco dopo uscì fuori il Photo Club Camera 3, tramite cui, insieme a dei giovani appassionati e a Bistecca, era riuscito a coinvolgere anche dei maestri. Prendeva la scolaresca, la quarta elementare per la precisione, e a ogni bambino dava in mano una Instamatic, per poi organizzare delle mostre con i loro scatti.
Ma Mauro non si fermò qui. Sempre con il Club Camera 3, nel 1974, spinto come sempre dalla sua infinita passione, riuscì a portare a Castelfiorentino due mostre fotografiche da Milano, in una sede del Comune.
In seguito, portò a Castello altri club, finché non organizzò un concorso fotografico, anche lì riuscendo a portare a castello grandi fotografi provenienti da Milano, Torino, Roma e Firenze, con il compito di giudicare le foto degli amatori.
Nel 1975 riuscì a comprare un fondo in via Volta, attrezzandolo con una sala di posa e una grande camera oscura, sia in bianco e nero che a colori, perché all’epoca si sviluppava e si stampava tutto al buio.
Nel 1977 vendette il negozio in Corso Matteotti e si trasferì ufficialmente in via Volta. Per andare avanti, continuò a fare dei bellissimi matrimoni, però, nel frattempo, faceva anche tante prove nella sala di posa per imparare a fotografare la moda.
Quindi arrivò anche il laboratorio più moderno e l’ingranditore professionale. Mauro aveva sempre fotografato con le macchine 6 × 6, però il suo sogno era comprare la Hasselblad e, piano piano, riuscì ad averla, e da allora non l’ha più lasciata. Per divertirsi, specie la domenica, adoperava la Nikon.
In tutte le prove che faceva era riuscito a trovare le luci giuste. Così arrivarono i servizi di moda. Faceva le foto su commissione delle confezioni, per fare i cataloghi e i poster. A farlo entrare in questo mondo fu un rappresentante, suo amico.
Però il Laboratorio lavorava praticamente soltanto due volte l’anno, e Mauro cercava sempre un qualcosa per farlo andare anche nei momenti fermi.
Nel 1982 andò a fare un bel giro in America con il Lombardi. Aveva saputo di un laboratorio che consegnava i rotolini a colori in giornata e appena rientrò a casa, spinto da una bella intuizione dettata dalla sua incredibile lungimiranza, aprì il Fashion Color, sempre in via Volta, e cominciò a far sapere in giro, tramite la pubblicità, che sviluppava le foto a colori in giornata.
Venivano anche da Empoli per servirsi da lui e lavorava veramente un sacco, tanto che comprò un altro fondo in via Volta, dove costruì una bella sala di posa per fare le foto di moda destinate ai cataloghi.
Nel 1988 organizzò al Gattopardo una grande festa, proiettando nel locale le foto che aveva fatto lui dal 1964 fino a quel momento, invitando anche dei personaggi molto conosciuti: fu un grande successo.
Con il tempo, tuttavia, il lavoro allentò e trasferì tutto in un solo fondo, anche perché la fotografia stava evolvendo, e di laboratori e negozi ne nascevano sempre di più.
Mauro, però, non si arrese e accettò, per un periodo, pur di continuare a fare foto, di andare a immortalare i negozi che costruiva la ditta Casem. Gli bastava avere la macchina fotografica in mano.
Sia il lavoro nel Fashion Color che quello per la moda non erano più quelli di prima, ma Mauro individuò comunque un fondo in via Masini in posizione più strategica rispetto al centro del paese di Castelfiorentino e nel 1997 vi trasferì negozio e laboratorio.
Anche questa volta aveva visto per primo le cose: si accorse dei cambiamenti in corso e cominciò fin da subito a vendere le macchine fotografiche digitali, continuando comunque a sviluppare i rotolini in giornata.
Il negozio lo chiamò I Bettini, anche perché Nicola, nostro figlio, con la stessa grande passione di Mauro, aveva iniziato a lavorare con lui.
Dopo un po’ di anni che le cose andavano discretamente bene, Mauro cominciò addirittura a occuparsi della ricerca e rivendita delle macchine fotografie vecchie. Una notte, però, entrano i ladri e portarono via tutto: fu una bella bacchiata.
Nel 2007, a Mauro venne proposto di trasferirsi al Centro Commerciale Coop di Empoli, e così, nell’ottobre dello stesso anno, si trasferì lì.
I primi anni furono abbastanza tosti, perché con l’avvento del digitale, ormai, la gente stampava sempre meno, allora Mauro ebbe un’altra intuizione geniale, ovvero quella di cominciare a vendere i gadget personalizzati: maglie, cuscini, tazze, ecc…
Si dedicò anche alla realizzazione di stampe su tela, che vennero apprezzate tantissimo, e il lavoro cominciò a crescere anno dopo anno.
Il negozio diventò così un punto di riferimento per tutto il circondario e Mauro non poteva esserne più soddisfatto.
E dietro tutto questo c'è sempre stata Sonia
Sonia, colei che sin dalla prime volte che dava le spugne al buio con Mauro, nel fondo di babbo Bettino, imparava e lavorava al suo fianco, diventando una fantastica stampatrice e sviluppatrice.
Senza di te la nostra storia non sarebbe mai arrivata sin qui.
Grazie Mamma!

